La vigna e’ arrivata prima della casa. Nel 2010, quando il casale era ancora tutto da sistemare, abbiamo piantato il primo ettaro. Doveva essere quasi una vigna da giardino, una cornice bella per gli aperitivi con gli amici.
Poi, anno dopo anno, la vigna ha preso sul serio se stessa. E noi con lei.
Le uve
Abbiamo scelto di lavorare soprattutto con i vitigni autoctoni della valle del Lamone:
Sangiovese – Cinque cloni tipici di Brisighella, messi a dimora come un piccolo mosaico. E’ l’uva del nostro 52 Fuochi e, qui in Romagna, trova una voce schietta e profonda.
Trebbiano Romagnolo – E’ la base di Bessagalena e anche il punto di partenza, inatteso ma felice, del nostro Vermouth.
Albana – Un’uva generosa e complessa, che lavoriamo in modi diversi: in acciaio, in qvevri, in barrique.
Chenin Blanc – Qualche filare e’ finito nelle zone piu’ ombrose vicino al fiume. Una piccola deviazione, giusto per non essere troppo obbedienti.
Dall’ordine alla biodiversita’
I primi anni erano tutti spesi a inseguire l’ordine: sfalciare, ripulire, lavorare il terreno, tenere tutto in riga.
Adesso proviamo a fare il contrario: aggiungere invece di togliere.
Le erbe spontanee crescono libere. Portano insetti impollinatori, movimento, complessita’. Rendono il suolo piu’ morbido e aiutano l’acqua a scendere in profondita’. Quando sfalciamo, lasciamo la sostanza organica a terra, come una coperta sottile.
Un’estate, cercando una scusa per non prendere in mano il decespugliatore, Marco ha iniziato a osservare e catalogare le erbe spontanee attorno alla vigna e alla casa:
artemisia, camomilla, menta, melissa, rosmarino, salvia, santoreggia… gramigna, amaranto, piantaggine, ortica, coriandolo…
Quella lista, a un certo punto, e’ diventata la ricetta botanica del nostro Vermouth.
Compost
I sarmenti della potatura invernale vengono triturati e mescolati a raspi, vinacce, vinaccioli e fecce della vinificazione. Il compost che ne nasce torna in vigna e nell’orto. Un giro chiuso, o almeno il piu’ possibile.