La nostra idea di vino

Facciamo vino nel modo che conosciamo, cioe’ nel modo piu’ semplice possibile. Niente lieviti selezionati, niente controllo delle temperature, niente additivi chimici. Uva, tempo, attenzione.

Perche’ naturale?

La risposta piu’ onesta e’: non sapremmo farlo in un altro modo.

Quando Marco ha cominciato a fare vino, nel 2014, non aveva una formazione tecnica. Aveva curiosita’, qualche vicino disposto a condividere esperienza e un grande rispetto per chi, su queste colline, ha fatto vino per secoli senza l’appoggio dell’enologia moderna.

Col tempo, quella che era una necessita’ e’ diventata una convinzione. Crediamo che i vini migliori nascano da uve sane, da uno sguardo attento e dal coraggio di lasciare che la fermentazione faccia il suo corso.

Cosa significa per noi

Lieviti indigeni. Non aggiungiamo lieviti commerciali. La fermentazione parte quando deve partire, guidata dai lieviti che vivono sulle bucce e in cantina.

Nessun controllo della temperatura. La cantina interrata resta fresca tutto l’anno. Lavoriamo con le stagioni, non contro di loro.

Pochi solfiti. Aggiungiamo una piccola quantita’ di zolfo al momento dell’imbottigliamento.

Tempo. Non abbiamo fretta. Il nostro Sangiovese riposa 18 mesi in bottiglia prima di uscire. Alcune cose hanno bisogno di stare ferme per diventare se stesse.

Bottiglie e chiusure

Usiamo un unico tipo di bottiglia, la borgognotta, per quasi tutti i nostri vini. Fin dall’inizio abbiamo scelto il tappo a vite, con membrane diverse a seconda del vino. E’ una scelta pratica: evita il sentore di tappo e rende l’evoluzione piu’ prevedibile.

Fa eccezione Alveda, la nostra Albana affinata in legno, che esce in bottiglia bordolese con tappo naturale. Ogni tanto una tradizione merita di restare.


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